Benvenutə nell'Alveare di Brigit-Belisama

L'Alveare nasce nel 2020 come dimensione sacra e collettiva, che collega e unisce i cuori di chi ne fa parte, nutrendosi del fluido ispi...

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giovedì 8 maggio 2025

Chi serve il Graal?

Arte di Katie Lloyd

Le api, il Re e la Regina dimenticata.

Nel cuore pulsante dell’alveare si cela un mistero che l’uomo ha dimenticato. Un segreto antico come la vita: la possibilità della trasformazione, della sovranità ritrovata, del servizio sacro.
Quando la Regina dell’alveare muore, tutto sembra crollare.
La colonia, privata della sua guida, è destinata a dissolversi.
Ma proprio nel momento più oscuro, le api compiono un gesto che sfida la logica:
scelgono alcune larve qualsiasi – creature comuni, prive di segni esteriori – e decidono di trasformarle in regine.
Come? Attraverso il dono della pappa reale, un alimento sottile e prodigioso che cambia il destino.
Non è la genetica a fare la regina.
È la nutrizione sacra.
Non è il sangue, ma il nutrimento spirituale che trasforma l’umile in sovrano.
È la forza creatrice femminile, l’intelligenza invisibile della natura, che eleva l’ordinario al grado più alto.
Così, ciò che vale per le api, vale anche per l’uomo.
Anche l’uomo nasce spesso dimentico del suo regno.
Cresce come larva nel mondo del fare, destinato alla fatica e all’oblio.
Ma in ogni crisi — proprio quando tutto sembra perduto — può accadere il miracolo:
una nutrizione nuova arriva, invisibile ma reale.
Un incontro, un segno, una voce, una verità dimenticata.
È la pappa reale dell’anima, che altri chiamano Spirito Santo.
E attenzione:
lo Spirito non è un concetto astratto, ma una Presenza viva, un principio creativo, generativo, profondamente femminile.
È il grembo del Graal, il contenitore sacro della Luce.
Ecco allora che il parallelismo si fa chiaro:
la pappa reale delle api è il simbolo del Graal.
Chi la riceve, non domina, non possiede, non conquista: serve.
E così torniamo alla domanda più misteriosa della letteratura sacra:
Chi serve il Graal?
Non il più forte, non il più puro, non il prescelto:
il Re del Graal è colui che serve il Graal.
La regalità più alta non è potere, ma servizio alla Fonte.
È mettersi a disposizione del Mistero, accogliere il soffio del Femminino Sacro, farsi strumento del divino nel mondo.
È lì che l’uomo ridiventa Re.
È lì che la donna ridiventa Regina.
Non perché siedono su un trono, ma perché riconoscono il Graal in sé e scelgono di nutrire e custodire ciò che è sacro.
La verità è questa:
non esiste nascita regale che non passi attraverso la morte dell’ego, la crisi della forma, e il dono ricevuto nel silenzio.
E tu?
Stai ricevendo la tua pappa reale?
Stai servendo il tuo Graal?
Oppure sei ancora in attesa di ricordare chi sei?
Solo chi accetta di servire ciò che è più grande di sé, diventa davvero Sovrano.
Così è!

(Mikhael Germain Di Mattia)

lunedì 27 dicembre 2021

L'Alveare come simbolo del Tempio della Grande Madre

Where are the Bees VI" by Helen Klebesadel Art

In un post precedente ho parlato delle Melisse, ossia delle Api come simbolo del ruolo sacerdotale, oggi parliamo dell'Alveare come espressione simbolica del Tempio Sacro.
Iniziamo esplorando sinteticamente come funziona la società delle api. L'alveare è di fatto una comunità matriarcale composta da una Madre (l'Ape Regina) e una moltitudine di figlie sterili (le api operaie). La Regina  è la Creatrice, vive circa 4 anni e nasce da uova esattamente identiche a quelle delle operaie da cui si differenzia, anche morfologicamente, unicamente perché nutrita con pappa reale. Le operaie, invece, hanno il compito di svolgere ogni lavoro all'interno dell'alveare (cura della prole, costruzione dei favi, trasformazione del nettare in miele, difesa da possibili intrusi, ecc.) e anche fuori (raccolta di nettare, polline, propoli ed acqua) e il ruolo viene stabilito in base all'anzianità, nel senso che tutte, o quasi, nell'arco della loro breve vita (circa 40 giorni nel periodo di raccolto e anche oltre i 3 mesi in quello invernale) eseguono cronologicamente tutte le mansioni.
In alcuni periodi dell'anno, ovvero in primavera-estate, sono presenti nell'alveare anche i fuchi, i maschi, che hanno il compito di fecondare le Api Regine vergini nate a seguito di una sostituzione per anzianità, morte accidentale o sciamatura (ovvero la divisione dell'alveare originario in altri nuclei, o colonie). La fecondazione avviene in volo, una sola volta nella vita, ed interessa un numero di fuchi variabile, ma che spesso supera i 15.  La relazione tra i vari esseri che popolano l'alveare è molto stretta tanto che i singoli soggetti che lo compongono formano un insieme organico tanto che l'Alveare diviene una sorta di super-organismo. 
Affascinante è osservare come api ed essere umano facciano parte di una evoluzione convergente ed abbiano molte più cose in comune di quanto si pensi. Entrambi hanno una formidabile cura della prole che alimentano in maniera progressiva durante la loro crescita (la maggior parte degli insetti, invece, depone l'uovo nel substrato da cui il piccolo si alimenterà da solo durante la fase di sviluppo e senza conoscere la madre); entrambi alimentano i piccoli con un prodotto secreto da una loro ghiandola (il latte e la pappa reale); entrambi producono, trasformandolo, il cibo di cui si nutrono; entrambi, infine, possono usare un linguaggio simbolico (la parola e la danza) con la quale gli individui si scambiano  informazioni essenziali alla sopravvivenza.
Tornando all'Alveare, è facile ora intuire il nesso che c'è con il Tempio, che è il fulcro della Comunità (matriarcale) della Grande Madre, rappresentata dall'Ape Regina e dall'Alveare stesso come Grembo di Vita e Rete dell'Esistenza collettiva, l'Alveare è l'Anima di Gruppo che chiamiamo Dea, o Madre. Tutta la comunità del Tempio/Alveare è composta dalle/i sue/i figlie/i e dalle sue Melisse/Sacerdotesse, che operano congiuntamente, come molecole del Suo stesso corpo, per curare, nutrire e sostenere le piccole larve e l'intera Comunità. Le Melisse/Sacerdotesse più esperte o anziane, possono diventare Madri e sciamare dal nucleo originario dove si sono formate e hanno operato, creando nuove colonie, nuovi Templi della Grande Dea.
Altro elemento importante dell'Alveare, che rende sacra l'ape, come Architettrice Cosmica, conoscitrice della Geometria Sacra, è il suo essere composto da cellette di forma esagonale. L'esagono, in questo caso, rappresenta la manifestazione dell'armonia divina insita nella Natura, risultante dall'intersezione di due triangoli equilateri, uno con la punta rivolta verso l'alto e l'altro con la punta rivolta verso il basso. Questi triangoli rappresentano i due principi universali: maschile e femminile, che si uniscono in un unico simbolo, come nel Tao, espressione anche qui della Grande Madre che accoglie, genera e comprende entrambe le polarità, che danzano armoniosamente nel suo Grembo. L'Alveare rimanda anche alla Forgia e al processo Alchemico di trasformazione della materia, di cui le api sono grandi Maestre. Tutti i prodotti dell'Alveare sono ritenuti da sempre sacri: la cera essenziale per portare la Fiamma della Luce Divina sulla Terra, il miele come alimento benedetto usato anche per la cura del corpo e nei rituali sacri alla Dea, ingrediente principale di bevante inebrianti, estatiche e profetiche, come l'idromele; la propoli, sostanza protettiva e medicamentosa; il polline ricco e nutriente simbolo di fertilità e generazione; e la pappa reale, rappresentazione dell'Ambrosia divina.
Le Api sono espressione di fertilità, ispirazione, alchimia, forza e nutrimento, simbolo sia lunare che solare, infuocato e acquatico, aereo e ctonio, ma sono anche delle messaggere e delle guide, per cui intrinsecamente collegate alle Signore della Soglia, quale è Brigit. In più le api sono anche simbolo di profezia, rigenerazione, purificazione e dell'Anima che sopravvive alla morte, tanto che molte tombe in tempi antichi erano costruite a forma di arnia. "Il sentiero delle api" nella tradizione germanica, era un'espressione che alludeva al vento che trasportava le anime nell'Altromondo.  Simile a quest'ultimo concetto é il Cammino del Polline della tradizione Navajo. Un loro canto in forma di lorica recita:

"Oh, bellezza davanti a me
Bellezza dietro di me
Bellezza alla mia destra
Bellezza alla mia sinistra
Bellezza sopra di me
Bellezza sotto di me
Sono sul Cammino del Polline"

Le metafore che si ispirano al miele sono fra le più antiche della nostra lingua e di altre che l’hanno preceduta nel tempo. Gli inni vedici associano spesso il latte e il miele che, secondo la Bibbia, scorreranno nella Terra Promessa. I babilonesi facevano del miele l’offerta agli dei per eccellenza, giacché questi dei esigevano un cibo che non fosse toccato dal fuoco. Nell’Iliade alcune giare di miele servono da offerta ai morti.
(Claude Lévi-Strauss)

L’ape ricama fili invisibili da un fiore all’altro e cuce il prato di luce. E il polline che porta con sé, se lo guardi bene, è una polvere d’oro simile alle stelle, solo che anziché galassie crea l’incantesimo del miele
(Fabrizio Caramagna)

Noi siamo le api dell’Universo. Raccogliamo senza sosta il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare d’oro dell’invisibile.
(Rainer Maria Rilke)

Andate nei campi e nei vostri giardini, e vedrete che il piacere dell’ape è raccogliere miele dal fiore. Ma è anche piacere del fiore concedere all’ape il suo miele. Perché un fiore per l’ape è la fonte di vita. E un’ape per il fiore è un messaggero d’Amore. E per entrambi, per l’ape e per il fiore, darsi e ricevere piacere è insieme ebbrezza e bisogno.
(Khalil Gibran)

- Alma Nimue -

Melisse: Sacerdotesse della Grande Madre

"Bee Prosperity" by Greg Spalenka

Nell'antichità le Sacerdotesse dei Templi di Artemide, Afrodite, Demetra, Cibele, Rea e Gaia erano chiamate Melissae, anche la Pizia era conosciuta come "l'ape delfica". Il termine deriva dal greco meli, “miele” e significa letteralmente “colei che è datrice di miele”, “colei che offre il miele”, era chiamata così l'ape mellifera.  La Grande Madre portava il titolo di Melissa, in quanto Ape Regina, Signora dell'Alveare, rappresentazione simbolica del Tempio e la comunità a Lei devota. Alcune fonti classiche ci dicono che Melissa era un titolo d'onore, conferito a chi mostrava grande devozione e lavoro al servizio della Dea. Le api sono da sempre ritenute sacre e il miele considerato alimento divino dalle immense qualità, erano ritenute messaggere divine, accompagnatrici delle anime, espressione di regalità, rigenerazione, nutrimento, vita e protezione, simbolo di devozione, magia, alchimia, fertilità e amore, il loro ronzio era considerato il suono della Creazione, il canto dell'Universo. Le api erano strettamente legate alla Dea Madre, alla Dea della Luna, ma anche al Sole e ad alcune divinità maschili. In Egitto erano considerate le "lacrime di Ra" o le figlie del Sole, il Tempio egizio della Dea Neith era chiamato "casa dell'ape". Nella tradizione celtica le api erano legate alla Terra d'Estate, la Sacra Isola dell'Aldilà, la mistica Avalon, dove Brigit possedeva un meleto a cui le api viaggiavano per ottenere un nettare magico e da cui ritornavano portando con sé la saggezza dello Spirito nel mondo. Brigit è dunque anch'Ella Signora delle Api e le sue Sacerdotesse oggi reclamano il titolo di Melissa. Questo aspetto di Brigit passò, durante la cristianizzazione, a Santa Gobnait. Nella leggenda norrena si diceva che le lacrime di Freya fossero fatte di api d'oro. Le api erano sacre a Perchta e alla celtica Nantosuelta, che possedeva una sua arnia. Nella tradizione indù era Bhramari Devi, una forma di Shakti, che si trasformò in un'ape per combattere demoni e negatività. Sempre in India Vishnu è spesso raffigurato come un'ape blu su un fiore di loto e Shiva è rappresentato come un triangolo sormontato da un'ape. Le api erano anche legate alle Muse, simbolo quindi di ispirazione, arte e conoscenza. Esse sono anche portatrici di guarigione e ordine, conoscitrici della geometria sacra che alla base della vita. Le Melisse oggi sono le Sacerdotesse e i Sacerdoti che, spint* da forte devozione, custodiscono, nutrono e curano i Templi della Dea e la Sua comunità, sono pilastri che sostengono, messaggere che spargono semi di ispirazione e saggezza, presenze che accompagnano e incoraggiano, braccia che accolgono, mani che curano e creano, voci che consolano e guariscono, occhi che cullano e scudi che proteggono, le Melisse sono le operaie della Dea, agiscono nel mondo portando la Grande Madre attraverso l'esempio e le azioni.

- Alma Nimue -

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