❄️Nelle notti che si allungano e avvolgono la terra nel loro abbraccio silenzioso, noi ci immergiamo nell'attesa e nella preparazione della rinascita della Luce.
🕯️L’Avvento del Solstizio d’Inverno non è solo un conto alla rovescia:
è un cammino sacro, un pellegrinaggio interiore che attraversa il buio con passo lieve, custodendo una scintilla nel cuore.
🩵In questo tempo sospeso, l’Alveare di Brigit-Belisama invita ogni Melissa, ogni viandante, ogni anima in ricerca, a riscoprire la dolcezza del rallentare, la profondità del silenzio e la meraviglia della piccola luce che cresce giorno dopo giorno.
Ogni giorno diventa un gesto di cura: una fiamma accesa, un respiro consapevole, un frammento di poesia, un dono gentile.
✨L’Attesa ci ricorda che il mistero della luce non si impone, ma nasce piano, dal grembo dell’oscurità.
È un’arte antica, una disciplina dell’anima: imparare a sostenere lo spazio vuoto, ad ascoltare ciò che matura dentro di noi, a vedere con occhi nuovi ciò che sembrava spento.
Al culmine di questo percorso, quando la notte raggiunge la sua profondità più sacra, Brigit, Fiamma dell’Inverno, Custode del Fuoco Promesso, torna a offrirci la sua Luce rinata.
Una fiamma che non brucia per consumare, ma per risvegliare:
risvegliare la speranza, la creatività, la forza mite, la visione chiara.
🌟Questo Calendario nasce come compagno di viaggio:
un intreccio di parole, piccoli rituali quotidiani, atti di gentilezza verso se stesse/i e verso il mondo, gesti che scaldano l’anima come il primo fuoco acceso in una casa gelata.
1 DICEMBRE
🌟Inizia oggi il nostro calendario dell'avvento, un calendario che non è fatto di cioccolatini o oggetti, ma di essenza, silenzio e attesa fertile, di luce che cresce nel buio, di cura sottile verso se stessi. L'attesa è una delle cose più difficili da abitare nella vita moderna che ci chiede di correre e di consumare in fretta, di avere tutto e subito, ma è l'attesa a dare valore e sapore alle cose. L'attesa ci chiede di restare anche quando sembra che non stia accadendo nulla. Ci chiede di fidarci del tempo che serve perché qualcosa possa nascere, anche se ancora non si vede.
❄️Per questo primo giorno vi chiedo di trovare uno spazio nella vostra casa, o di crearne uno, dove potervi fermare ogni giorno. Un luogo che separi dal resto, anche solo simbolicamente, che vi faccia sentire protette/i, che custodisca, come un focolare energetico.
🕯️In questo spazio, accendete una candela. È un gesto semplice ma potente, perché parla all'anima. Essa rappresenta il sussurro della Fiamma, il primo rintocco di Luce.
Portate la candela al petto, osservate la sua luce, sentite il suo calore. E sussurrate:
✨"Nel grembo dell'inverno io chiamo la prima Fiamma. Brigit, Luce che inizia, posa il tuo rintocco sul mio cuore addormentato."
🔥Respirate tre volte e lasciate che il silenzio si apra come una porta. Domandatevi:
"So aspettare?”
“Cosa faccio quando non ho niente da fare?”
“Mi fido del tempo che serve?"
"Cosa sto aspettando?"
"Cosa voglio che nasca nella mia vita?"
Durante la giornata create una candela o una lanterna speciale e mettetela in casa, davanti all'ingresso o nella stanza più vissuta, come invito per la Luce ad entrare.
2 DICEMBRE
Oggi per il secondo giorno di avvento, vi invito nel vostro Focolare, quello spazio sicuro, caldo e accogliente in cui poter rifugiarsi e tornare liberamente bambine/i.
Prendetevi del tempo per pulire e purificare il vostro Focolare fisico o energetico. Se non lo avete già, fermatevi e ascoltate la vostra casa, dove si trova il cuore pulsante della vostra abitazione?
È una sensazione interiore che percepirete a livello viscerale.
Purificate con acqua e sale, aspergendola con un mazzetto di erbe aromatiche (salvia, rosmarino e lavanda o timo). Accendete la vostra candela e dite:
"Questa è la mia dimora, che la pace della Dea cammini tra le sue stanze"
Lasciate che la casa vi risponda con un respiro.
✨C'è una gioia sottile che appartiene solo a questo periodo dell'anno, una gioia che ha il sapore dell'infanzia. È la gioia di aspettare qualcosa che deve ancora arrivare e che desideriamo, di sentire che ogni giorno ti avvicina un po' di più a quel momento speciale, di contare i giorni e non vedere l’ora che arrivi.
C’è una qualità giocosa in questa attesa, che la rende leggera, piacevole. Da bambine/i era un tempo magico in cui ogni giorno portava una piccola sorpresa. Dietro tutto questo c'era qualcosa di più profondo e prezioso: era la capacità di meravigliarci, di vivere il presente con leggerezza, che ci permetteva di sperimentare la gioia. Quella era l’attitudine di colei/colui che non cerca risultati, che non ha fretta di arrivare, che sa godersi il viaggio.
Quel bambino o quella bambina è ancora dentro di noi, sotto strati di severità, doveri, obblighi, pressioni, responsabilità. È la parte di noi che sa ancora stupirsi per le piccole cose, che non ha bisogno di capire tutto, che può semplicemente lasciarsi attraversare dalla meraviglia senza doverla giustificare come produttiva. L'Avvento è anche un invito a ritrovare quella semplicità. A ricordarci che prima di essere adulti efficienti e responsabili, siamo stati bambini che sapevano giocare, immaginare, sognare. E che forse, ogni tanto, possiamo ancora concederci di esserlo.
🌟Oggi vi invito a fare qualcosa che fareste solo per il gusto di farlo, come quando eravate piccole/i. Sta a voi scegliere cosa. L'importante è che sia un gesto, o un'attività, che vi faccia sorridere, che vi riporti a quella leggerezza che forse avete dimenticato.
🕯️Di fronte alla vostra candela accesa domandatevi:
"Quando ho smesso di stupirmi?"
"Cosa mi restituirebbe quella meraviglia semplice che avevo da bambina/o?"
Lasciate che queste domande vi accompagnino oggi.
3 DICEMBRE
Ieri abbiamo parlato del nostro spirito fanciullo, oggi vorrei porre l'attenzione su un altro aspetto importante che ha a che fare con la leggerezza dei bambini, ossia esistere senza definizioni. Abbiamo imparato a costruire la nostra identità, "sono questo...sono quello", a indossare maschere per adattarci alla società, maschere e ruoli che spesso diventano un peso e una condanna.
❄️Il Tempo del Sogno invernale è anche il momento della spogliazione, del ritorno all'essenza, è un'occasione per alleggerire. I bambini, se crescono in un ambiente sano, amorevole e sicuro, non hanno bisogno di "diventare" qualcuno per avere senso. Sono già senso, pura presenza, puro respiro. Si muovono tra le emozioni con naturalezza, cambiano forma con il variare dei giorni, sanno chi sono pur senza aver bisogno di definizioni. Questa libertà, noi adulti, l’abbiamo dimenticata.
🕯️Quindi oggi accendiamo la nostra candela e prendiamoci del tempo per riflettere:
- Chi sono quando nessuno mi sta guardando?
- Quando non devo essere niente per nessuno?
- Chi sono quando mi concedo di esistere, stare, così come sono?
- Cosa resta di me quando tolgo tutti i ruoli?
Poi scrivete su un foglietto 3 ruoli, o aggettivi, che vi pesano e leggeteli ad alta voce. Bruciate il foglio e lasciateli andare. Prendetevi del tempo per sentire la leggerezza e per oggi semplicemente siate.
🍯Prendete poi un po' di miele mescolato con olio essenziale di arancio dolce e scaldatene una goccia tra le mani umide, tenetele all'altezza del cuore e respirate e dite:
"Queste sono mani di miele. Mani che curano e proteggono. Nel nome di Brigit qualsiasi cosa io tocchi, possa portare dolcezza."
Sciogliete poi qualche cucchiaio di miele e olio di arancio nell'acqua della vasca da bagno o in un secchio che userete in doccia e concedetevi un momento di dolcezza a fine giornata.
4 DICEMBRE
In questi giorni stiamo riscoprendo il sapore del sacro nella semplicità. Il sacro nasce ogni volta che scegliamo di separare un momento dal resto, di riconoscerne il valore profondo, di proteggerlo dal rumore del mondo, di offrirgli attenzione, presenza e cura.
❄️La parola "sacro" viene dal latino sacrum, che significa "rendere inviolabile", "separare", "custodire". Quindi sacro può essere un respiro consapevole fatto con presenza, o un abbraccio dato senza fretta. Sacro è quel tempo che non lasciamo scivolare via distrattamente, ma che assaporiamo come qualcosa di prezioso.
🌟Quindi oggi vi invito a fare questo, scegliete un gesto e mettetelo in atto come se fosse un rito sacro, con lentezza, presenza e cura. Può essere qualsiasi cosa, dal preparare un tè al vestirvi, dal lavarvi allo scrivere una lettera ad una persona cara.
🕯️Andate nel vostro spazio e accendete la candela e chiedetevi:
"Cosa è successo quando ho reso sacro un gesto semplice?"
"Come è cambiata la qualità di quel momento?"
"Cosa ho sentito nel mio corpo, nella mia mente?"
Prendetevi poi del tempo per scrivere un'intenzione sacra per i prossimi 21 giorni, leggetelo a voce alta e poi riponete il foglio sotto la candela, impegnandovi a manifestarlo. Dite qualcosa di simile:
"Parola che nasce dal fuoco, cresci come seme-custode della mia strada"
Continuiamo la nostra esplorazione del tempo dell'attesa parlando del rito, che è il linguaggio attraverso cui il sacro si manifesta nella nostra vita. I riti sono gesti che raccontano senza parole, che riconnettono la nostra vita al ritmo più grande dell'universo. Non servono discorsi, non servono spiegazioni: il gesto stesso, che in qualche modo si fa simbolo, parla, crea un ponte invisibile tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo, tra il visibile e l'invisibile.
✨La parola rito viene dal latino "ritus", che a sua volta si ricollega al greco "arithmòs" (numero), suggerendo un'idea di procedere in modo misurato e ordinato. Ma se andiamo più a fondo possiamo rintracciare le sue radici nella parola sanscrita ṛta, che significa "misurato" - "scorrere" - "ordine cosmico" - "ordine stabilito dagli dèi". Ritualizzare, quindi, non è solo ripetere un gesto: è riconnettersi all'armonia del tutto, entrare nel flusso della vita che pulsa oltre il nostro piccolo io.
Ogni volta che compiamo un rito, piccolo o grande che sia, il tempo profano (quello delle scadenze, delle notifiche, della fretta) lascia il posto a un tempo sacro, circolare e lento. Un rito, se fatto con presenza e volontà, non è solo un gesto meccanico, ma un portale. È un linguaggio silenzioso con cui diciamo alla vita: "Ti vedo. Ti onoro. Ti ascolto." I riti non devono essere complicati, il rito più bello è quello più sentito e può trovare casa nella semplicità.
🔥Per questo giorno vi invito quindi a creare il vostro rito quotidiano, da ripetere ogni giorno in questo tempo di attesa, come un filo dorato che collegherà tutti i giorni, accompagnandovi al Solstizio.
🕯️Prendetevi poi del tempo per stare con Brigit. Accendete la vostra candela e oggi rivolgetevi alla Guaritrice. Portate le mani sul cuore e dite:
"Brigit, Signora della Guarigione, lava con acqua di luce ciò che duole, ciò che tace."
Immaginate una sorgente che scorre dentro di voi portando via, lavando e guarendo le vostre ferite. Ringraziate.
6 DICEMBRE
Questo Tempo di Attesa ci conduce oggi al nostro corpo. Abbiamo parlato di silenzio, di maschere, di sacro, di rito, di gioia e leggerezza, oggi invece torniamo alla materia, perché è nel corpo che tutto accade: le maschere che indossiamo, le emozioni che tratteniamo, la leggerezza che cerchiamo. Ed è proprio nel corpo che possiamo ritrovare la nostra casa più vera.
🌲C'è un'immagine che esprime bene tutto questo ed è quella dell'Albero. Quando noi ci facciamo albero, durante le pratiche di radicamento, estendiamo la nostra colonna vertebrale, abbiamo i piedi ben piantati a terra e la testa che si innalza verso il cielo e il respiro sale e scende tra questi due poli, consapevole, come un ponte invisibile.
L'Albero non si sforza di essere albero. Non cerca di essere diverso da quello che è. Semplicemente sta, radicato e presente, lasciando che il vento lo accarezzi, che le stagioni la cambino, che la neve la copra e poi si sciolga, che le foglie, i fiori e i frutti lo ricoprano. È solida, stabile, ma non rigida nei confronti della vita.
L'Albero ci insegna che possiamo essere radicati senza essere rigidi, possiamo cambiare senza perderci.
✨Oggi quindi vi invito a fermarvi, anche solo per pochi minuti, e a stare in piedi, se lo fate all'aperto, con i piedi sulla terra, è anche meglio. È un esercizio semplice, ma efficace.
Basta che stiate in piedi, che portiate attenzione ai vostri piedi ben appoggiati a terra, le braccia lungo i fianchi, la schiena dritta ma non tesa.
Chiudete gli occhi se vi va, oppure teneteli socchiusi guardando un punto davanti a voi.
Sentite il contatto dei piedi con il pavimento o la terra. Percepite il peso del corpo che si distribuisce sulle piante dei piedi.
Poi portate l'attenzione al respiro: sentite l'aria che entra dal naso, scende nei polmoni, riempie il petto e la pancia. E poi esce, lentamente, portando via tutto ciò che non serve più.
Restate lì per qualche minuto. Non fate nulla. Semplicemente respirate e state con le sensazioni del corpo.
Siate come un albero che osserva il mondo cambiare intorno a sé, senza che questo lo tocchi.
🕯️Quando siete pronte/i, accendete la vostra candela e chieditetevi:
"Dove sento il mio corpo rigido, contratto?"
"Dove invece sento apertura e spazio?"
"Cosa mi sta dicendo il mio respiro oggi?"
Poi chiudete gli occhi, respirate come se sotto di voi scorresse acqua viva. Ogni respiro è un cerchio che si allarga e vi espande. Dite:
"Sorgente eterna, sgorga nel mio respiro e rendilo limpido".
State in questo spazio il tempo che volete e alla fine ringraziate.
7 DICEMBRE
Nei giorni scorsi abbiamo affrontato diversi temi, ci siamo mossi nella dimensione del rito, ora è tempo di portare questo sacro dentro l'ordinario.
Perché se sacro è ogni gesto fatto con consapevolezza e presenza, cosa ci impedisce di rendere ogni nostro gesto, sacro? Nulla.
La cucina si trasforma in un tempio quando prepariamo da mangiare con attenzione, sentendo gli odori, i colori, il calore del cibo che nutre.
Il respiro si trasforma in una preghiera quando ci fermiamo, anche solo per tre respiri, e sentiamo l'aria entrare ed uscire dal corpo, consapevoli che è quel flusso di aria che ci tiene in vita.
Possiamo trasformare una carezza in un atto sacro quando la facciamo con presenza totale, sentendo davvero la pelle dell'altra persona sotto le dita.
Ogni gesto, se ci portiamo cura e presenza, diventa un atto di appartenenza. Alla vita, a te stessa/o, al mistero più grande che ci attraversa.
La spiritualità vera non è separarsi dalla vita per cercare qualcosa di più alto, di più puro.
La spiritualità vera è imparare a vivere la vita come un rito, a portare quella presenza, quella cura, quella sacralità in ogni momento, anche il più semplice, anche il più banale.
🕯️Stasera, prima di andare a dormire, vi invito ad accendere la vostra candela.
Sedete davanti a lei per qualche minuto e lasciate che nella mente scorrano i gesti semplici della vostra giornata. Non giudicateli, non cercate di cambiarli. Solo osservateli passare, come fotogrammi di un film.
Poi chiedetevi:
"Quali di questi gesti oggi ho vissuto come sacri?"
"Quali ho compiuto con presenza, e quali ho attraversato senza nemmeno accorgermene?"
Sceglietene uno, che sia semplice, che fate ogni giorno, e domani ripetetelo con l'intenzione di farne il vostro piccolo rito quotidiano di presenza.
🔥Poi dedicate del tempo alla vostra connessione con Brigit. Prendete tre fili e intrecciateli per creare un bracciale che poi legherete al polso. Mentre intrecciate i fili pensate alle vie e ai doni di Brigit e pronunciate:
"Tre sono le vie della Dea Brigit:
Soffio che ispira,
Focolare che scalda e guarisce,
Forgia che plasma.
Che la mia vita sia intrecciata alla loro luce."
Ringraziate.
8 DICEMBRE
Oggi inizia la seconda settimana del nostro cammino nel tempo dell'Attesa. La fiamma della candela ci ha condotte/i all'infanzia e alla meraviglia, al senso del sacro e del rito, del silenzio e della presenza. Ora ci condurrà più in profondità, la luce della nostra candela non brillerà solo per illuminare l’ambiente circostante, ma per portare luce dentro. Il compito di questa settimana sarà infatti quello di guardarci dentro con onestà, senza filtri, senza le belle parole che usiamo nel tentativo di coprire o abbellire ciò che fa male.
In questo spazio sacro aperto insieme possiamo fare entrare la verità, che non è sempre luminosa, carina o piacevole. La verità può essere profonda, buia, fatta di paura, di stanchezza o di un dolore che non sappiamo come nominare.
Il Solstizio rappresenta qualcosa che nasce, seppur piccolo e vulnerabile, nella notte più buia dell’anno. È un momento di pura autenticità, che non ha nulla a che fare con il consumismo, le luci, le aspettative, le illusioni e buoni sentimenti forzati, con la maschera che mettiamo su in questo periodo.
Il vero sacro non profuma sempre di buono. A volte ha l'odore acre della verità, della solitudine, della paura che non abbiamo il coraggio di guardare.
🕯️ Oggi vi invito quindi ad accendere la candela con questo intento, guardare la vostra verità con onestà e lasciar andare le sovrastrutture. Quando tutto si spoglia, cosa resta?
✨Chiedete la presenza di Brigit:
"Nel silenzio, la tua voce si fa eco, Brigit. Fammi strumento di quiete e verità. Accompagnami con la tua luce nei luoghi oscuri della mia anima."
🌲Mentre la fiamma arde, lasciate che la sua luce raggiunga anche i luoghi di voi che avete dimenticato, o che preferireste non vedere e tenere al buio. State in quello spazio, respirate, ascoltate, accogliete.
Rispondete poi con sincerità a questa domanda:
"Sto vivendo questo periodo solstiziale in contatto con la mia verità?
O sto cercando di coprire un nucleo di dolore con facciate di circostanza?"
Lasciate emergere quello che deve, senza giudizio, ascoltatevi.
E lasciate che quella candela illumini quel buio che portate dentro.
La spiritualità non ci allontana dalla vita, ma ci aiuta a stare dentro la vita, soprattutto quando è imperfetta, caotica, confusa. Ricordatelo ogni volta che sarete tentate/i di essere forzatamente perfette/i, sorridenti, luminose/i e allegre/i.
9 DICEMBRE
Oggi voglio parlarvi di un tema importante che è stato centrale per me negli ultimi anni e vi pongo subito una domanda: avete mai finto di essere spirituali con voi stesse/i?
Io si, molte volte. È scomodo e difficile ammetterlo, ma fa parte dell'onestà che ci dobbiamo se vogliamo essere autentiche/ci e crescere davvero spiritualmente. Nessuna/o di noi è perfetta/o o arrivata/o, siamo tutte/i in cammino.
Tornando alla mia storia, in passato più di una volta ho indossato abiti bianchi quando avevo il cuore nero. Ho ripetuto "Tutto è perfetto così com'è. Va tutto bene" quando dentro stavo urlando.
Ho meditato e recitato mantra per non sentire, per non ascoltare le mie emozioni più scomode.
Ho sorriso quando avrei voluto piangere, perché pensavo che una persona "spirituale" dovesse sempre stare bene, sempre in pace, sempre essere luminosa, essere sempre roccia per tutte e tutti. E per molto tempo ho pensato di essere sbagliata. Che se provavo rabbia, paura, dolore, se non riuscivo a fare cento cose insieme, allora significava che non ero abbastanza evoluta, che il mio cammino spirituale era fallito, che c'era qualcosa di rotto in me.
Finché un giorno ho scoperto che questo comportamento ha un nome. Si chiama bypass spirituale, ed è un fenomeno psicologico molto diffuso, studiato e documentato.
Con questa espressione si descrive la tendenza (molto comune nei percorsi spirituali) a usare pratiche o concetti spirituali per evitare di sentire: le proprie emozioni, il dolore, le ferite, la perdita, i conflitti irrisolti. Tutto va a finire sotto al tappeto finché non esplode o non ci inciampo dentro perché è diventato una collina.
Quando ho scoperto che questa cosa aveva un nome, che non era "solo mia", mi si è aperto un mondo. Mi sono sentita sollevata.
Non ero più intrappolata in un senso di inadeguatezza: non ero sbagliata, semplicemente stavo cadendo in un tranello che la mente tende a tutti noi quando il dolore diventa troppo grande da contenere.
E se è vero che la spiritualità è importante ed è un grande aiuto anche nei momenti di dolore, perché ci dona senso, è altrettanto vero che abbiamo bisogno di guardarci dentro e di stare in quelle emozioni e in quel processo per comprenderle ed elaborarle. Solo così possiamo trasformare le ombre in luci, le ferite in punti di forza, i traumi e le paure in consapevolezza, il dolore in amore e il conflitto in pace.
🕯️ Oggi accendete la vostra candela. Invocate Brigit:
"Brigit del Pozzo profondo. Rendimi chiara/o come la tua acqua"
Guardate la fiamma per qualche respiro e chiedetetevi con totale onestà:
"Cerco la luce per fuggire da qualcosa, o per vederlo meglio?"
"Qual è la verità scomoda che la mia spiritualità ha tentato di coprire?"
Lasciate che la fiamma illumini anche le parti di voi che preferireste nascondere. Quelle che non "sembrano spirituali", come la rabbia, la tristezza, la paura, il rancore. Perché forse, proprio lì, si nasconde la chiave per la vostra spiritualità e anche della vostra guarigione.
10 DICEMBRE
Oggi continuiamo il nostro viaggio nell'autenticità parlando di bugie spirituali, quelle frasi che sembrano sagge, illuminate e profonde, ma che in realtà nascondono una fuga. Tutte e tutti noi le abbiamo pronunciate almeno una volta nella vita, magari credendoci davvero, ma mentendo a noi stesse/i perché intanto dentro di noi la nostra anima era in tempesta o in conflitto.
Frasi tipo:
"Non provo rabbia... sto solo trasmutando energia."
(Mentre in realtà sei incazzata/o)
"Sto praticando il distacco"
(ma intanto controlli se ha visualizzato il messaggio su Whatsapp).
E tante altre.
Dietro queste frasi si nasconde una verità profonda: a volte la spiritualità diventa un linguaggio elegante per non sentire il dolore.
Parole bellissime, ma spesso vuote, usate come scudi verso l’inevitabile dolore della vita. Ma è importante ricordare che la spiritualità non è fuga, ma presenza.
🕯️Quindi oggi vi invito ad accendere la vostra candela, invocare Brigit e riflettere sulle bugie spirituali che vi raccontate. Anche qui l'onestà è fondamentale. Scrivetele su un foglio e passatelo delicatamente sulla fiamma, come a portare luce su quelle ombre. Poi dite:
"Ciò che è ombra, diventi oro.
Ciò che pesa, diventi vento."
Strappate il foglio in tanti pezzetti e gettateli. Prendetevi del tempo per percepire il senso di leggerezza e libertà. Quando non siamo onesti con noi stesse/i o con le altre persone, siamo incatenate/i, costruiamo, spesso per paura o per proteggerci dal dolore, legacci e zavorre, maschere e muri, che con il tempo ci portano a perderci, a non riconoscerci, a non sentirci, a confonderci, a non sapere più chi siamo e cosa vogliamo. Essere autentici è un atto rivoluzionario nella nostra società, un atto di liberazione e consapevolezza. So che è qualcosa di molto difficile, soprattutto per alcune persone, ma è un muscolo che possiamo allenare, un passetto alla volta.
11 DICEMBRE
Continua il nostro percorso in questa settimana di profondità e anche scomodità. Abbiamo parlato ieri delle bugie spirituali che ci raccontiamo, oggi voglio invece parlarvi di una cosa che ho scoperto non molto tempo fa, leggendo il libro "Ad occhi aperti" di Mariana Caplan, psicologa e insegnante di meditazione, ossia le malattie spiritualmente trasmissibili.
Caplan le descrive con uno sguardo lucidissimo: sono quei momenti in cui la spiritualità, invece di liberarci, diventa una nuova forma di prigione. E molto spesso non ci accorgiamo neppure di esserne vittime, perché tutto sembra così luminoso, così elevato, così giusto.
✨La prima (e forse la più diffusa) di queste malattie spirituali è la spiritualità fast-food. Quella che promette la pace interiore in 5 minuti, la guarigione in 3 passi, l'illuminazione in un weekend.
Ma la trasformazione vera, la crescita spirituale, la guarigione, la presa di consapevolezza, non funzionano così. Si tratta di processi lenti, silenziosi, spesso disordinati. Non nascono da un corso in 4 passi o da una formula perfetta, ma da un incontro sincero con la realtà, da una resa quotidiana a ciò che è, dal coraggio di restare anche quando vorremmo scappare.
È quando smettiamo di cercare scorciatoie, quando accettiamo che non esistono trucchi magici per evitare il dolore, che accade qualcosa di meraviglioso: non "ci evolviamo" verso qualche versione perfetta di noi stessə… ci umanizziamo.
Diventiamo più veri, più interi, più capaci di stare nella complessità della vita. Ed è proprio lì che la spiritualità ritrova la sua luce.
Esistono altre 9 malattie spiritualmente trasmissibili che Mariana Caplan ha identificato e tra queste ne troviamo altre molto diffuse, come l'ego spiritualizzato; la dissociazione mascherata da distacco; la ricerca ossessiva di esperienze "elevate"; il giudizio camuffato da discernimento.
Non starò qui ad elencarle tutte, ma vi invito sinceramente a leggere il suo libro perché può essere fonte di profonde riflessioni.
Sono tranelli in cui sono caduta tante volte e ancora adesso mi capita di rendermi conto di esserci dentro e so di non essere sola in questo, perché sono "malattie" di facile contagio, dinamiche in cui inciampiamo facilmente, perché cercando di evolvere a volte stiamo solo cercando di sopravvivere e usiamo la spiritualità come scudo invece che come specchio.
🕯️Accendete la vostra candela e altre tre candele tealight dicendo:
"Anima, cuore e spirito. Tre luci vegliano su di me, tre luci aprono il cammino. Brigit sii con me."
Lasciate che le fiamme illumini un momento della vostra vita in cui avete cercato una "soluzione veloce", una scorciatoia per non sentire il dolore.
Respirate e chiedetevi con dolcezza:
"Cosa succederebbe se, invece di guarire subito, scegliessi di restare?
Di stare con ciò che c'è, anche se fa male?"
State in quel che c'è, per tutto il tempo necessario. Alla fine ringraziate.
12 DICEMBRE
Oggi è tosta, perché nella nostra casellina di consapevolezza dell'Avvento troviamo l'ego spiritualizzato e so che quando si toccano le corde di quel signore lì, si tende a reagire di pancia ed è difficile vedere e riconoscere il suo volto in noi. Quando si inizia un percorso spirituale l'ego non sparisce, ma cambia semplicemente abito, indossa abiti bianchi, usa parole che suonano sagge e profonde, cita maestri, mantra etc. E nel frattempo si gonfia, invisibile e silenzioso. È subdolo ed è davvero difficile da individuare, ma si manifesta ogni volta che ci sentiamo superiori agli altri e alle altre, migliori, speciali. Ogni volta che giudichiamo, che ci sentiamo arrivate/i o sentiamo di aver capito tutto, mentre le altre persone sono sciocche e cieche perché non capiscono e non vedono. L'ego si manifesta anche quando compatiamo qualcuno, mentre nascondiamo in realtà un giudizio o sentiamo la soddisfazione di essere più avanti, senza reale empatia.
È dura da digerire quando ci accorgiamo di queste dinamiche e lo so bene, perché nel momento in cui ho sentito per la prima volta questa cosa, ho iniziato a stare in attenzione e l'ho visto in me. È stato molto difficile accettare di avere un ego così presente e superbo, ma è stato essenziale per iniziare a sgonfiarlo e a tornare umile e centrata. È un lavoro costante, che spesso incontra forti resistenze interiori, ma è importante.
Sia chiaro, l'ego non va demonizzato, né eliminato, è parte della nostra personalità e serve a darci senso di individualità e d'identità, ci permette di interpretare e interagire con il mondo, mediando tra le pulsioni interne e le richieste sociali. Ha anche funzione di difesa e protezione e di organizzazione del pensiero. Un ego sano e ben equilibrato è essenziale per il funzionamento psicologico, permettendoci di essere assertivi e di prenderci cura di noi stesse/i prima di poterlo fare con le altre persone.
Il problema sorge quando ci facciamo dominare dall'ego, quando è ferito, quando è troppo forte o troppo fragile, quando crea barriere e maschere protettive, quando si irrigidisce, quando ci porta all'attaccamento, all'isolamento e al conflitto, generando infelicità, divisione e inconsapevolezza. Quando inizia a sabotarci invece di aiutarci.
La spiritualità non ci rende migliori degli altri. Ci rende più veri a noi stesse/i.
🕯️Accendete la vostra candela e sedetevi in silenzio per qualche minuto.
Lasciate che la fiamma rifletta quella parte di voi che vuole sempre "essere brava/o", "fare bene", "essere all'altezza", "capire tutto", "essere vista/o come spirituale".
Quella parte che ha paura di sbagliare, di non essere abbastanza, di deludere.
Guardatela con dolcezza. E poi ditele semplicemente:
"Puoi riposare. Vai bene così come sei.
Non devi dimostrare nulla a nessuno."
State in questo tutto il tempo che volete e poi respirate e ringraziate.
13 DICEMBRE
Oggi è Santa Lucia e secondo il calendario giuliano, questo era il giorno più corto dell'anno, la notte più lunga. Oggi il nostro calendario è leggermente diverso e la notte più lunga è per noi quella del solstizio, ma possiamo usare questa giornata speciale per riconnetterci con il significato simbolico del buio. Questi infatti sono i giorni in cui la luce ci sembra scomparire completamente, ma quello che spesso non notiamo è che proprio in questo buio più profondo, comincia segretamente a rinascere la luce.
C'è qualcosa di profondamente spirituale in questo passaggio, una verità che la società moderna dimentica. Ossia che il buio non è il contrario della luce, ma è il suo grembo. È da lì che nasce tutto ciò che brilla.
Ogni cammino spirituale, prima o poi, passa da quella che i mistici chiamano la notte dell'anima.
Quella fase in cui le certezze crollano, le pratiche non funzionano più, la meditazione sembra vuota, e anche gli Dèi sembrano lontani o inesistenti.
È il momento in cui tutto ciò che sapevamo di noi stessi smette di reggere. È spaventoso, destabilizzante, tutto vacilla, ma non è un fallimento, è un'iniziazione.
La parola crisi, deriva dal greco Krisis (κρίσις), "scelta, decisione, giudizio" da cui deriva a sua volta il verbo Krino (κρίνω), che significa "separare, distinguere, discernere". Quindi è un'opportunità di cambiamento e di scelta su chi vogliamo essere e di discernimento della nostra realtà. È l'occasione di lasciarci cadere per scoprire chi siamo davvero, sotto tutte le maschere, anche quelle spirituali.
Ed entra in campo anche il dubbio, che è fondamentale per ogni ricercatrice o ricercatore del sacro. Il dubbio è sano e ci permette di avere uno sguardo lucido ed equilibrato sulla realtà, dandoci anche la spinta ad andare oltre, a spingerci più in là, stimola la crescita interiore, approfondisce la conoscenza di sé e del divino, previene il fondamentalismo e spinge alla ricerca attiva della verità, trasformando l'incertezza in un percorso di maturazione, dialogo e scoperta. È un motore di evoluzione che tiene la fede viva e in dialogo con la realtà, portando a una convinzione più autentica e consapevole, non dogmatica.
Il dubbio è uno strumento della fede, che spesso è fraintesa. La fede vera è importante per chi è su un cammino spirituale, perché è il nutrimento dell'Anima, è la forza che trasforma l'Anima, ma deve essere cosciente, non cieca. La fede è la forza con cui l'ego, l'io ordinario, va oltre sé stesso e raggiunge il divino ed è una forza attiva e non passiva, come viene spesso approcciata nella nostra società. La fede dogmatica e superficiale invece è cieca e ci lega, ci domina. Se non c'è comprensione reale e coscienza spirituale la fede diventa una gabbia, una trappola.
Tornando alla notte dell'Anima, possiamo quindi dire che il buio è una preparazione.
È l'inverno dell'anima che prepara la primavera dello spirito. E non c'è vera luce che non sia passata di lì, attraverso la notte più buia.
🕯️ Questa sera sedetevi nel buio per qualche momento, lasciate che vi avvolga. E poi, quando vi sentite pronte/i, accendete la candela lentamente.
Guardatela mentre brucia e rischiara lo spazio intorno a sé. Notate come la fiamma non combatte l'ombra: semplicemente la trasforma. La luce e il buio esistono insieme, creano insieme quella bellezza tremante che è la vita. Respirate con questa immagine. E chiedetevi:
"Di quale buio ho paura?
Cosa succederebbe se lo lasciassi essere, invece di combatterlo?"
Prima di concludere chiedete a Brigit di guidarvi nei sogni in questi giorni di oscurità.
14 DICEMBRE
Sono passate già due settimane, abbiamo parlato di infanzia, di Sacro, di silenzio, di presenza e siamo scese/o nelle profondità di noi stesse/i affrontando le nostre maschere, le nostre bugie, illusioni e le nostre gabbie spirituali per ritrovare la nostra autenticità, ma ora è tempo di accendere la candela del dono.
Ma cos'è il dono?
Nella nostra società capitalista e consumistica il dono ha perso la sua essenza, si è svuotato di senso, diventando spesso un atto dovuto e forzato e quasi sempre materiale.
Ma il dono è un gesto antico, quasi sacro, che esiste da quando esistono gli esseri umani e aveva lo scopo di scambiarsi cura e calore.
Già nell'antica Roma, durante i Saturnali, che cadevano proprio in questo periodo dell'anno, ci si scambiava piccole cose: ramoscelli, miele, frutti, strenne. Era un modo per dirsi: "che tu possa attraversare l'inverno con il cuore pieno, con qualcosa di caldo dentro che ti accompagni nei giorni bui."
È ricordare che nulla ci appartiene davvero e che l'unica vera ricchezza è ciò che possiamo mettere in circolo: una parola sincera, un gesto di cura, un ascolto profondo, una presenza piena e sentita.
💫 Il dono vero non è ciò che si dà, ma il modo in cui ci si offre.
Quando doniamo da un luogo autentico, non cerchiamo riconoscenza, non misuriamo il dare e l'avere, non ci aspettiamo nulla in cambio. Semplicemente lasciamo passare vita attraverso di noi, come un canale che non trattiene ma fa fluire.
E forse, in un tempo in cui tutto sembra consumo e fretta, in cui anche i gesti più intimi rischiano di diventare transazioni, donarsi è l'atto più rivoluzionario e spirituale che ci resti.
🕯️ Quindi oggi, accendete la vostra candela e mentre la osservate, pensate a un "dono" che non si può comprare ma che potreste offrire oggi a qualcuno: tempo vero, ascolto profondo, perdono, un messaggio sincero che hai tenuto dentro troppo a lungo, un “grazie” mai detto, una telefonata che rimandate da settimane. E poi, se potete, vi invito a metterlo in pratica.
Prima di concludere, assaggiate un po' di miele, il dono sacro di nutrimento e trasformazione delle api e chiedete a Brigit la sua benedizione:
"Luminosa Brigit,
con il dono di miele delle tue ancelle dorate,
scorra dentro di me la dolcezza della terra,
la benedizione delle api.
Fa' che la mia parola sia dolce.
Fa' che il mio cuore rimanga caldo."
Ringraziate.
15 DICEMBRE
Oggi vorrei portarvi a riflettere sul senso della cura. Brigit è una Dea della guarigione e del focolare, ci insegna come prenderci cura di noi, delle altre e degli altri, come custodire e accompagnare.
Il termine “cura” deriva dal latino e significava “preoccupazione”, “attenzione”, “sollecitudine”. In origine, si riferiva all’atto di prendersi a cuore qualcosa o qualcuno, suggerendo una dedizione costante e profonda. Non a caso, nelle antiche culture latine, chi si prendeva cura di un'altra persona non solo alleviava i suoi dolori, ma si assumeva anche una responsabilità emotiva e morale. Curare significava anche “proteggere”, "custodire", “nutrire”, “mantenere”.
Una parola piccola eppure grande.
🕯️Accendete la vostra candela.
Guardate la fiamma, ripensate alla vostra vita e chiedetevi:
“Cosa significa per me "cura"? Come mi prendo cura di me e delle persone che amo?
Quale è stato quel singolo piccolo passo che ho fatto, e che ha portato più benessere, trasformazione e amore nella mia vita?”
Non ci riflettiamo abbastanza: ogni cammino trasformativo comincia da un piccolo atto d'amore verso se stesse/i.
Oggi, quell'atto può essere scegliere di continuare a camminare. Di non fermarvi, ma di portare avanti ciò che si è aperto in queste settimane.
Camminate lentamente, anche in casa, immaginando che ogni passo sia una luce che accendete:
"Con te cammino Brigit. Ogni passo è un ritorno della mia anima a casa"
16 DICEMBRE
Qualche giorno fa abbiamo parlato dell'ego spiritualizzato, quell'ego vestito di bianco che, invece di sparire, diventa solo più raffinato, più sottile, più difficile da riconoscere.
Oggi voglio raccontarvi di una sua versione ancora più insidiosa. Quella che non cerca nemmeno di essere speciale, di brillare più degli altri. Quella che cerca solo di essere... "perfetta". Sempre calma, sempre gentile, sempre in equilibrio, sempre nel controllo.
È l'ego che non ti permette di crollare, che ti sussurra "tu dovresti saperlo già", che ti fa credere che un'anima evoluta non si arrabbia mai. Che se provi emozioni scomode o dolorose, allora significa che il tuo lavoro spirituale non sta funzionando, che non sei abbastanza consapevole. E anche questo aspetto dell'ego è qualcosa che conosco bene.
Questo ego confonde la spiritualità con la perfezione emotiva. Ma la spiritualità non ci chiede di essere impeccabili. Non ci chiede di diventare una versione perfetta e imperturbabile di noi stesse: ci chiede di essere vive/i. E la vita, a volte, è disordinata, fragile, imprevedibile. È rabbia che esplode, tristezza che sommerge, paura che paralizza. Ed è tutto sacro, anche questo!
La verità è che la luce non si conquista, si riconosce e si accoglie. E può entrare solo quando lasciamo essere il buio, quando gli permettiamo di fare spazio e smettiamo di resistere alle nostre ombre.
🕯️ Accendete la vostra candela, invocate Brigit affinché sia con voi e riconoscetela nella fiamma dorata che arde.
Chiudete gli occhi e pensate a un momento recente in cui vi siete sentite/i obbligate/i a "stare bene", a mostrarvi serene/i anche quando non lo eravate. Un momento in cui avete sentito la pressione di essere "spirituale", di non lamentarvi, di non provare emozioni “basse”.
Riconoscete quella parte di voi. E poi chiedetevi con dolcezza:
"E se oggi potessi semplicemente essere?
Senza dover dimostrare di essere consapevole, evoluta/o, centrata/o.
Solo... essere? Come sarei? Cosa farei?"
Perché la spiritualità non consiste nel diventare perfetti, spiritualità è smettere di fingere di esserlo.
17 DICEMBRE
Oggi vorrei portarvi a riflettere su un altro aspetto della spiritualità contemporanea che può diventare un tranello. Sicuramente avete sentito dire, o lo avete detto a vostra volta: "La realtà non esiste, è tutto un'illusione, viviamo immersi in Maya".
Ci ho creduto anche io per molto tempo e anche io ho detto queste parole. E in verità ho fatto tanta fatica, perché questa credenza ci dissocia dalla realtà e a sua volta ci illude.
🌟Con Maya è successo ciò che è accaduto anche per altri concetti, come ad esempio lo yoga, il karma, i chakra, il tantra etc., che si sono diffusi a macchia d'olio in Occidente, in modo superficiale, decontestualizzato e spesso proprio frainteso e distorto e che abbiamo assimilato come verità per sentito dire, senza andare alla fonte per capire, senza approfondire.
Cos'è allora Maya?
Gli antichi yogini, quando parlavano di Maya, non intendevano dire che la realtà non esiste. Dicevano che viviamo avvolti nel velo di Māyā, un insieme di strati che si depositano sulla nostra percezione: emozioni irrisolte, ferite non guarite, convinzioni ereditate, storie che ci raccontiamo.
E come della polvere che si accumula su uno specchio, arriva ad un punto in cui non riusciamo più a vedere chiaramente, la vista è offuscata.
La realtà esiste, solo che noi la vediamo appannata, distorta, filtrata attraverso i nostri saṃskāra, quelle impronte, quelle tracce del passato che continuano a riscrivere il presente, a farci vedere oggi ciò che abbiamo vissuto ieri.
Ed ecco qui che il concetto di Maya cambia totalmente volto ed acquista senso ed equilibrio, non è più qualcosa che ci porta lontano dalla nostra realtà terrena (che è una delle tante esistenti), che ci dissocia, ma ci aiuta a viverla pienamente e con consapevolezza, imparando a lavorare per sollevare pian piano quei veli e ritrovare la nostra essenza.
Nella spiritualità contemporanea esiste un altro concetto che è simile alla Maya orientale ed è la Matrix. La Matrix è un sistema di illusioni, condizionamenti e credenze collettive (sociali, culturali, mentali) che ci intrappolano in una percezione limitata e fallace della realtà, impedendoci di vedere la nostra vera connessione universale e il nostro potenziale. È una metafora per i "filtri" che ci rendono inconsapevoli dei nostri automatismi, spingendoci a risvegliarci per vivere una realtà più autentica.
🕯️Accendete la vostra candela. Osservate la fiamma per qualche respiro, lasciate che la sua luce pulisca, anche solo per un momento, la polvere che si è depositata sul vostro modo di vedere. E poi chiedetevi:
"Sto vedendo le cose per come sono... o per come credo che siano?"
"Quali storie del passato sto proiettando sul presente?"
Solo questa domanda, oggi. Non serve trovare risposte immediate.
A volte basta semplicemente la volontà di vedere per cominciare a squarciare il velo.
18 DICEMBRE
Oggi riflettiamo insieme su un tema che per me è centrale essendo uno dei miei talloni d'Achille: il controllo.
Nel cammino spirituale moderno una delle trappole più diffuse, e meno riconosciute, è il bisogno di controllo. Controllo delle emozioni, dei pensieri, delle esperienze interiori; controllo dei rituali, delle pratiche, dei “risultati”; controllo persino del modo in cui il sacro dovrebbe manifestarsi. È una tentazione sottile, spesso mascherata da disciplina, consapevolezza o lavoro su di sé. Eppure, proprio nella spiritualità, il controllo è problematico.
Il desiderio di tenere tutto sotto controllo non nasce da una connessione profonda con il sacro, ma dalla paura: paura di sbagliare, di perdersi, di soffrire, di non essere “abbastanza spirituali”. È la stessa paura che anima il bisogno di certezze assolute, di regole rigide, di sistemi chiusi che promettono sicurezza in cambio di obbedienza.
Ma il sacro non è un meccanismo da governare. È un campo vivo, mutevole, imprevedibile. Tentare di controllarlo equivale a voler stringere l’acqua tra le mani: più si chiude il pugno, più essa scivola via.
Molto spesso il controllo si manifesta come perfezionismo spirituale: pratiche eseguite “nel modo giusto”, emozioni accettabili e altre da reprimere, esperienze interiori da raggiungere e altre da evitare. Si crea così una spiritualità performativa, in cui l’attenzione non è rivolta all’ascolto profondo, ma al mantenimento di un’immagine: calma, centrata, luminosa.
In questo schema non c’è spazio per il caos, per il dubbio, per la rabbia, per il vuoto. Eppure sono proprio questi territori a custodire le soglie più autentiche della trasformazione. Una spiritualità che non tollera l’imperfezione non libera: addestra.
Tenere tutto sotto controllo significa spesso dissociarsi dal corpo e dai suoi ritmi. Si impone una forma dall’alto, ignorando i cicli naturali di espansione e ritiro, di chiarezza e confusione, di forza e stanchezza. Ma il corpo non è un ostacolo alla spiritualità: ne è il tempio vivente.
Quando si tenta di dominare ogni sensazione, ogni impulso, ogni emozione, si perde il contatto con la saggezza incarnata. Il risultato non è elevazione, ma irrigidimento. Non è presenza, ma sorveglianza costante di sé.
Il grande paradosso è che il controllo ostacola proprio ciò che la spiritualità cerca: apertura, fiducia, trasformazione. Le esperienze più profonde (intuizione, guarigione, rivelazione, senso di unità) non possono essere forzate. Accadono quando la presa si allenta, quando si accetta di non sapere, quando si permette all’esperienza di essere così com’è. Il controllo chiude, l'abbandono consapevole apre.
Abbandonare il controllo non significa diventare passivi, irresponsabili o confusi. Significa spostare l’asse: dal dominio all’ascolto, dalla rigidità alla relazione, dalla volontà di potenza alla fiducia radicale. È una forma di coraggio, non di debolezza.
Richiede la capacità di stare nell’incertezza, di attraversare il non-sapere, di riconoscere che il cammino spirituale non è una linea retta, ma un intreccio vivo di esperienze, cadute e riemersioni.
La spiritualità autentica non è addomesticabile. Non risponde ai nostri programmi, non si lascia ridurre a checklist interiori. È un dialogo, non un comando. Un ascolto, non un controllo.
Forse il vero atto spirituale oggi non è “tenere tutto sotto controllo”, ma imparare a fidarsi: della vita, del corpo, del processo, del mistero. Lasciare che il sacro faccia ciò che sa fare meglio, trasformarci, senza pretendere di dirgli come.
Perché dove c’è troppo controllo, non c’è spazio per il sacro.
E dove il controllo si allenta, qualcosa di vivo può finalmente respirare.
🕯️Accendete la vostra candela e guardate la fiamma tremare.
Non cercate di mantenerla ferma o di proteggerla dal vento. Osservate come, nonostante tutto, quel tremore non le impedisca di vivere. Anzi, accorgetevi di come in quel tremore, c’è la vita stessa.
Osservate questa immagine e chiedetevi:
"Quando nella mia vita ho cercato di tenere tutto sotto controllo, a scapito del sentirmi viva?”
19 DICEMBRE
Oggi voglio parlarvi dell'importanza di tornare ad ascoltare il nostro corpo che molto spesso negli ambienti spirituali viene completamente ignorato o evitato.
Il corpo non mente mai: non può.
Mentre la mente razionalizza, giustifica, dimentica, il corpo trattiene tutto.
Ogni emozione non sentita, ogni parola non detta, ogni trauma non elaborato si deposita da qualche parte – nelle spalle contratte, nella mandibola serrata, nel respiro corto, nello stomaco chiuso.
Il corpo è un archivio vivente di memorie. Non solo di quelle che ricordiamo, ma anche di quelle che abbiamo dimenticato perché troppo dolorose.
Il corpo custodisce ciò che la mente ha cercato di dimenticare.
Ma ecco il punto (ed è qui che tutto si ribalta): il corpo non è solo l'archivio della memoria, è anche la porta d'accesso al sacro.
Tutte le tradizioni spirituali lo sanno...
I sufi danzano fino all'estasi.
I monaci buddhisti meditano partendo dal respiro.
Gli yogin lavorano con i chakra, con il prana, con la kundalini.
I mistici cristiani parlano del corpo come "tempio dello spirito".
Perché?
Perché hanno capito qualcosa di fondamentale: non si può trascendere ciò che non si è prima abitato.
Non puoi elevarti se non sei radicato. Non puoi accedere al cielo se non hai piedi per terra. Non puoi sciogliere i nodi dell'anima se prima non senti quelli del corpo.
Il corpo è il ponte. È il luogo dove traumi e trascendenza si incontrano, dove il dolore psicologico e la ricerca spirituale smettono di essere separati e diventano facce della stessa medaglia.
È nel corpo che possiamo finalmente integrare ciò che per anni abbiamo tenuto diviso.
Il corpo è lo strumento attraverso cui noi possiamo percepire il Sacro e l'invisibile n questa realtà.
🕯️Accendete la vostra candela.
Poi sedetevi di fronte a lei, se potete con gli occhi chiusi. Per qualche minuto, portate l'attenzione al vostro corpo. Non giudicatelo, non cercate di cambiarlo. Sentitelo e basta.
“In quale punto senti tensione? Dove senti invece apertura?”
“Dove c'è dolore? Dove c'è morbidezza?”
“Quali parti del corpo riesci a sentire chiaramente, e quali sembrano addormentate, lontane?”
Prendere consapevolezza del vostro corpo è il primo passo per l’integrazione.
Se siete a disagio nell’esplorare il vostro corpo, se “detestate questo tipo di esercizi”, prendetene atto. Anche queste sono informazioni preziose che raccontano tanto.
20 - 21 DICEMBRE
L'Attesa è quasi finita, oggi è la vigilia del Solstizio d'Inverno. Abbiamo attraversato questo tempo con sacralità, presenza e silenzio, cercando di ritrovare la nostra autenticità. Per cui oggi vi chiedo solo di fare spazio, affinché la luce nascente possa penetrare dentro di voi.
Prendetevi del tempo per ripercorrere le riflessioni fatte insieme in questi giorni e preparate un cero del Solstizio speciale, per accogliere la nuova Luce.
🕯️Purificate la Candela del Solstizio con acqua o fumo d’erbe, dicendo:
“Custodisci la mia notte.
Prepara la mia rinascita.”
☀️E domani, all’alba o al tramonto, accendetela.
Portatela davanti al cuore.
Sussurrate lentamente:
“Nel cuore dell’Oscurità nasce la Luce.
Nel nome di Brigit-Belisama,
che la mia anima rinasca con il Sole.
Io ritorno alla Fiamma.
La Fiamma ritorna in me.”
Rimanete in contemplazione per il tempo che sentite più giusto per voi. Potete portare la candela in ogni stanza della vostra casa per benedirla. Poi ringraziate.


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