lunedì 12 dicembre 2022

MASSI ERRATICI E MADONNE NERE di Michela Piazza


A 1159 metri, in una conca naturale tra le Alpi Biellesi, si trova la Madonna Nera del Santuario di Oropa. In questo sito Maria viene venerata da tempi antichissimi. Addirittura si dice che Oropa sia uno dei primi luoghi a lei dedicati, risalente al IV secolo.
Il culto, secondo la tradizione, fu qui introdotto da S. Eusebio, vescovo di Vercelli. Questi, dopo essere stato in Terra Santa, tornò dall'oriente con una statua o un’effigie raffigurante la Madonna e la collocò tra le rocce di Oropa. Perché proprio lì?
Nel IV secolo, nelle valli alpine Piemontesi, era vivo il paganesimo celtico. In particolare Oropa rappresentava per le popolazioni locali un luogo di venerazione di antiche divinità femminili, le Matres. Era anzi una sorta di “santuario” delle stesse, un punto di ritrovo dei fedeli, verso il quale si compiva quello che oggi definiremmo un pellegrinaggio. La barma o “caverna di rocce” di Oropa era considerata infatti, da tempo immemore, dispensatrice di salutari benefici fisici e di fecondità. L'antico ghiacciaio si era ritirato lasciando nella conca molti massi erratici e i celto liguri portavano avanti il culto litico. In particolare consideravano quelle pietre dotate di enormi poteri di guarigione. Girare attorno a una di esse e poggiarvi contro la schiena consentiva di propiziare la fertilità e di ottenere la salute. Questa tradizione è perdurata nei secoli e richiama casi simili. “Nei paesi celtici per eccellenza (Bretagna, Irlanda) sopravvivono numerosi esempi di pietre con le stesse modalità rituali di quelle di Oropa. (…) Era il culto delle Madri celtiche, considerate protettrici della fecondità, abitanti presso caverne e fonti. Un cromlek, un menhir, una barma (come a Oropa) era la loro sede.” (cit. M. Trompetto, Storia del Santuario). Ancora nel 1892 il culto litico e la credenza che, battendo contro la pietra, si potessero ottenere salute e fecondità rimanevano vive nella tradizione contadina biellese. Tornando ai tempi di Eusebio: le popolazioni montane, lontane dalle vie di comunicazione e dai centri cittadini, erano nel IV secolo quelle che restavano maggiormente legate alle religioni pagane. La cristianizzazione faticava a insediarsi, perché le genti mantenevano la devozione celtica verso i torrenti, i boschi e i grandi massi, ritenuti luoghi di presenza del femminino sacro. Come detto, a Oropa si veneravano le Matres o Matronae: protettrici dei campi, della natura e della famiglia. Questo culto, diffuso in tutto il vercellese, è documentato da reperti e fonti. In accordo con ciò che stavano facendo anche altri contemporanei, Eusebio decise di soppiantare i culti pagani con la venerazione per Maria. Dobbiamo ricordare che, in questo momento storico, la Madonna non era ancora la figura odierna a cui siamo abituati: il titolo di Madre di Dio le sarebbe stato ufficialmente riconosciuto solo un secolo dopo, nel 431, con il concilio di Efeso; la sua verginità perpetua non era un dogma (risale al 553 d.C.), né tanto meno lo era l'Immacolata concezione (ufficializzata solo nel 1854!). Il culto a lei dedicato era ancora agli esordi e si
andava definendo. Eusebio, che era uno dei sostenitori della devozione mariana, capì però che Maria era già la figura perfetta per sostituire senza traumi le divinità femminili precedenti: le Matres locali, ma anche Iside (rappresentata con il figlioletto e venerata per la pietà, la compassione e la partecipazione ai dolori dei fedeli) e le altre. Nella grotta di massi erratici sacra alle Matronae celtiche, Eusebio introdusse quindi il culto della Madonna. La tradizione vuole che il vescovo costruisse proprio al riparo della barma, di cui rimangono i resti nella fiancata settentrionale della Basilica antica, il Sacello in cui viene attualmente conservata la statua della Madonna Nera.

Quello che mi preme sottolineare è come, a Oropa, la figura di Maria incarni con continuità gli aspetti più importanti delle antiche dee.


La Madonna Nera è ritenuta capace di sanare, come le Matres dei massi erratici, e nel Santuario sono conservati innumerevoli ex voto che testimoniano guarigioni miracolose. Nella Basilica Superiore, poi, cicli di affreschi la celebrano come regina e addirittura come "corredemptrix", co-redentitrice, un termine davvero ardito che la pone alla pari con suo figlio e non a lui subordinata.
Sempre in questi affreschi Maria è detta "deipara", theotókos, madre di Dio: appunto il titolo propugnato da Eusebio e che richiama Iside e altre divinità femminili del passato; ed è Virgo in perpetuo, un termine che mi spinge a ricordare come per gli antichi questa definizione indicasse una dea indipendente e autonoma rispetto al principio maschile. La statua della Madonna nera è di fattura duecentesca e non può quindi essere quella portata (in modo presunto) da Eusebio dall'Oriente e dalla Palestina. Tuttavia la scelta del colore potrebbe a essa rimandare e si inserisce nella più vasta casistica di Madonne Nere note per le loro qualità miracolose. Come dicevo, la statua è posta in un sacello della Basilica Antica, che è costruita intorno a un masso erratico. Di più: parte del masso è ancora visibile a ridosso di uno dei muri e penetra all'interno della chiesa stessa.


La pietra era molto più grande, venne ridotta in epoca medievale, ma non fu mai tolta del tutto.
Fa parte della chiesa, sacra al pari della statua: due versioni della Madre che dispensa grazie, quella antica e quella cristiana, poste una accanto all'altra. Sovrapposte e unite a offrire benedizioni.

-Michela Piazza-

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