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mercoledì 28 gennaio 2026

Quando Brigit invita al Coraggio!


Nell'Alveare oggi stiamo custodendo la Fiamma della Giustizia e io sento l'impellenza di esprimere ciò che sento. Questo post per alcuni potrebbe essere scomodo, ma è necessario. Gli ultimi 6 anni, lo sappiamo, sono stati terribili per il nostro pianeta e le sue creature, apice di un sistema che sta palesemente crollando, ma negli ultimi mesi la situazione è diventata via via più critica e in questi giorni sta montando in me una rabbia infuocata che non sentivo da quando ero ragazza, una rabbia sacra. La rabbia è forse l’emozione più fraintesa e temuta, io stessa ci ho messo anni per farmela amica e per comprenderla. È considerata scomoda, pericolosa, “negativa”. Ci è stato insegnato a reprimerla, a vergognarcene, a mascherarla con sorrisi forzati o con il silenzio. Eppure la rabbia, come tutte le emozioni, è sacra. È una messaggera. È una forza viva che nasce dal corpo e parla alla coscienza. Ogni emozione ha una funzione precisa: ci informa su ciò che accade dentro e fuori di noi. Non esistono emozioni sbagliate, esistono emozioni ascoltate male o ignorate. Quando vengono riconosciute e gestite in modo sano ed equilibrato, diventano strumenti di consapevolezza e di trasformazione. Quando invece vengono soffocate, si trasformano in veleno.
La rabbia nasce quando percepiamo una violazione: dei nostri confini, dei nostri valori, della nostra dignità, della nostra libertà. È il segnale che qualcosa non è giusto. È un campanello d’allarme profondo che dice: “Qui c’è una ferita. Qui c’è un limite che è stato superato”. In questo senso, la rabbia non è distruttiva in sé: è una risposta naturale del sistema corpo-mente a un’ingiustizia reale o percepita.
Il problema non è la rabbia. Il problema è cosa facciamo con essa.
Quando la rabbia non viene ascoltata, quando viene ingoiata e repressa, inizia a macerare dentro di noi. Si deposita nei muscoli, nel respiro, negli organi. Infiamma il corpo e avvelena la mente. Si trasforma in tensione cronica, in rancore, in stanchezza emotiva, in cinismo. Prima o poi esplode: cieca, incontrollata, violenta. Non perché sia cattiva, ma perché è stata ignorata troppo a lungo.

La rabbia repressa diventa distruzione.
La rabbia ascoltata diventa direzione, una freccia infuocata.

Se invece scegliamo di accoglierla, di comprenderla, di darle uno spazio cosciente, la rabbia si trasforma in una forza luminosa. Diventa chiarezza. Diventa confine. Diventa azione. È l’emozione che accende il coraggio e la giustizia. È quella scintilla interiore che ci spinge ad alzarci in piedi di fronte all’ingiustizia, alla violenza, agli abusi, alla prevaricazione, alla discriminazione.
La rabbia sana non chiede di colpire, ma di proteggere.

Proteggere la vita.
Proteggere i diritti.
Proteggere ciò che è sacro in noi e negli altri.

È l’energia della ribellione consapevole, non della distruzione cieca. È la voce interiore che dice: “No, questo non è accettabile”. È la forza che ci muove dal ruolo di vittime a quello di esseri responsabili. Senza rabbia non esisterebbero cambiamenti sociali, rivoluzioni etiche, liberazioni interiori. Ogni trasformazione profonda nasce da una ferita riconosciuta e da una rabbia trasformata in azione giusta.
In questo senso la rabbia è un fuoco sacro. Come ogni fuoco, può bruciare una casa o scaldare un villaggio. Dipende da come lo custodiamo. Se la lasciamo esplodere senza coscienza, distrugge. Se la onoriamo e la incanaliamo, illumina il cammino.
Ascoltare la rabbia significa chiederle:

Cosa mi sta mostrando?
Quale confine è stato violato?
Quale valore è stato calpestato?
Quale parte di me chiede protezione?

Quando facciamo questo passaggio, la rabbia smette di essere nemica e diventa alleata. Diventa la guardiana della nostra integrità. Diventa una forza che ci restituisce dignità, voce, presenza.
In una cultura che premia la passività e demonizza l’intensità emotiva, recuperare il valore sacro della rabbia è un atto rivoluzionario. Significa riconoscere che la nostra sensibilità non è debolezza, ma bussola. Che le emozioni non sono ostacoli, ma linguaggio dell’anima incarnata.
Tutte le emozioni sono sacre perché tutte ci parlano della vita che scorre in noi. Anche e soprattutto, quelle scomode. La rabbia non è il problema. L’anestesia emotiva lo è. La rabbia non distrugge: rivela. Rivela dove siamo stati feriti e dove siamo chiamati a guarire. Rivela dove è tempo di dire basta e dove è tempo di agire.
Accolta con coscienza, la rabbia diventa giustizia in movimento.
Diventa coraggio incarnato.
Diventa amore che non accetta la violazione della vita.
E in questo, paradossalmente, è una delle emozioni più profonde e più sacre che possediamo.

E in questo periodo terribile che stiamo vivendo, di fronte agli orrori a cui stiamo assistendo, Brigit ci invita al coraggio!!! Siamo tutte e tutti scosse/i, sconvolte/i e forse ci sentiamo inermi e spaventati di fronte a tutto questo, ma ora basta!!! E' tempo di dire NO. Non possiamo più stare in silenzio, fermi, indolenti, con orecchie tappate e occhi chiusi, la misura è colma. E' giunto il momento di alzare la testa, di aprire gli occhi e dare voce a quella rabbia, trasformarla in ribellione, non possiamo e non dobbiamo più nasconderci dietro la gonnella della spiritualità da salotto, dobbiamo agire nel nostro quotidiano. Abbiamo permesso che ciò accadesse, tutte e tutti noi lo abbiamo fatto, presi dalla frustrazione, dalla stanchezza di dover "sempre scegliere il meno peggio", dalla mancanza di alternativa, dallo sconforto, dalla sfiducia nel sistema, abbiamo offerto il fianco e permesso al fascismo di tornare al potere, ma ora basta!!! Tutto quello che sta avvenendo ovunque, anche in casa nostra, è qualcosa di intollerabile. Allora cosa possiamo fare? Esercitare i nostri diritti, parlarne sui nostri canali, scrivere post, condividere informazioni corrette e verificate, soprattutto lì dove si cerca di diffondere informazioni false, manipolate e distorte grazie all'intelligenza artificiale e alle parole bugiarde che negano sfacciatamente anche l'evidenza, facciamoci portatrici e portatori di verità, con ancora più onestà, coerenza, integrità, regalità e umiltà, rendiamo chiari e difendiamo i valori che portiamo avanti, partecipiamo a raccolte fondi e manifestazioni di protesta nelle nostre città, facciamo volontariato. E nella nostra quotidianità, nel nostro piccolo, scegliamo di agire in difesa di chi è in difficoltà, senza voltarci dall'altra parte, organizziamo spazi di ascolto sacro e comunicazione empatica, accogliamo e proteggiamo chi ha bisogno e chi subisce, anche se abbiamo paura. La paura, il separatismo e la spinta all'individualismo, la distrazione e la manipolazione sono le armi che utilizzano queste persone, non permettiamo quindi che ci aggancino. Diffondiamo il sacro anche denunciando, proteggendo, custodendo e pretendendo giustizia. Restiamo vigili e presenti e diffondiamo contemporaneamente atti di gentilezza e bellezza, coltiviamo la pace dentro di noi e impegniamoci a creare un mondo migliore. Facciamolo ORA!

 Alma Nimue

Custodire la Fiamma di Brigit

☘️Custodire la Fiamma è un atto di devozione apparentemente semplice, ma estremamente Sacro. È una pratica di connessione profonda con noi stessə e di comunicazione silenziosa con la Dea, che si manifesta attraverso il fuoco. Nel silenzio e nella veglia noi apriamo uno spazio vuoto di accoglienza, presenza e ascolto che può essere riempito di essenza.
È un atto di responsabilità e di cura. Custodire la fiamma di Brigit significa nutrire quella fiamma e riconoscerla in noi, incarnarla. La custodia ci insegna anche a restare. Restare quando il fuoco è piccolo. Restare quando non scalda. Restare quando sembra inutile, fidandosi del fatto che il fuoco conosce i suoi tempi.

✨Nella tradizione del fuoco sacro, Brigit non consegna la fiamma perché venga usata, esibita o brandita per dimostrare qualcosa o per alimentare il proprio ego.
La consegna perché qualcuno vegli con umiltà e saggezza.
Custodire non è possedere.
Custodire è fare spazio.
È proteggere senza imprigionare.
È nutrire senza forzare.
La fiamma non appartiene al-la custode:
la/il custode appartiene alla fiamma.

🔥Il fuoco di Brigit vive nella soglia:
▪️tra inverno e primavera,
▪️tra silenzio e parola,
▪️tra ferita e guarigione.
Custodire la fiamma significa abitare il passaggio, non fuggirlo.
Significa non affrettare la fioritura,
non pretendere risposte,
non spegnere ciò che ancora non sa parlare.
È un atto profondamente controculturale, in un mondo che chiede risultati immediati e luci sempre accese.

🪔Custodire la fiamma non avviene solo nel rito.
Avviene:
▪️quando scegliamo parole che non feriscono;
▪️quando ci fermiamo invece di forzare;
▪️quando ascoltiamo senza parlare;
▪️quando ci prendiamo cura di ciò che è fragile e di ciò che sta nascendo.
Ogni atto di attenzione è legna buona.
Ogni scelta consapevole è un soffio gentile.

🐝Nell'Alveare nessun-a custode custodisce da solə.
La fiamma di Brigit è collettiva, come il lavoro delle api.
Ognunə veglia il proprio fuoco, ma tuttə insieme tengono acceso il focolare.
Custodire la fiamma significa ricordare che:
▪️il calore si moltiplica quando è condiviso;
▪️la luce è più stabile quando è distribuita;
▪️la veglia è più dolce quando è corale.

☀️Alla fine del cammino, la fiamma non è più solo davanti a noi.
È in noi.
Custodire la fiamma di Brigit significa diventare focolare: un luogo dove altri possano scaldarsi senza paura, dove la luce non giudica, dove il fuoco non consuma, ma accoglie.
Non per mettersi in mostra o al centro.
Non per essere vistə.
Ma per tenere vivo ciò che conta, per nutrire la vita.

lunedì 5 gennaio 2026

Chiamata alle Melisse!


🐝Ci sono percorsi che non si scelgono. Si riconoscono. Arrivano come un richiamo lieve, un ronzio nel petto, una domanda che ritorna quando il mondo tace.

Il percorso sacerdotale triennale delle Melisse di Brigit-Belisama non è un cammino di fuga, ma di radicamento. Non promette risposte facili, ma una relazione viva con il fuoco, l'acqua, la parola e la cura.
È un sentiero che chiede presenza.
Presenza al sacro che abita il quotidiano, alle soglie interiori, ai cicli della Terra e dell’anima.
È un cammino di ascolto, prima ancora che di insegnamento.
Diventare Melissa/Melisseo non significa elevarsi sopra gli altri, ma imparare a stare nel mezzo:
tra luce e ombra, tra cielo e terra, tra ciò che arde e ciò che guarisce.

Nel corso dei tre anni si entra lentamente nell’Alveare. Si apprende l’arte del custodire, del benedire, del tenere spazio. Si impara a riconoscere i segni, a usare la parola come miele, il silenzio come focolare.
Brigit-Belisama non chiama alla perfezione, ma alla verità.
Non chiede di essere seguita, ma incarnata.
Nel gesto consapevole, nella parola necessaria,
ella scelta che onora la vita.

Questo percorso è per chi sente che la spiritualità non è evasione, ma responsabilità amorevole.
Per chi desidera servire il sacro senza possederlo.
Per chi è pronto a trasformarsi e a trasformare, con dolcezza e fuoco.

Se leggendo queste parole qualcosa in te si è mosso, se non cerchi un titolo ma una chiamata, se senti che è tempo di offrire ciò che sei al servizio della luce condivisa, allora forse l’Alveare ti sta riconoscendo.
Le Melisse non vengono scelte. Si ricordano. E quando è il tempo, tornano.

🪔Il percorso sta per iniziare, hai tempo fino al 20 gennaio per entrare nell'Alveare, dopodiché le porte chiuderanno per due anni.
Per info e iscrizioni scrivi a alvearedibrigitbelisama@gmail.com
 

✨Rito della Stella guida (6 Gennaio)✨


Sul tuo altare poni una candela, una ciotola con acqua e miele e il simbolo di una stella.

Accendi una candela, porta le mani al cuore e fermati un momento. Respira tre volte. Con il primo respiro, lascia il rumore. Con il secondo, lascia l’attesa. Con il terzo semplicemente resta.
Dici ad alta voce:

"In questo tempo di rivelazione ci raccogliamo come Alveare, non per cercare risposte veloci,
ma per riconoscere ciò che è vero, non per sapere di più, ma per vedere meglio.

Brigit, Stella Guida, luce che orienta, fuoco che rende visibile, avvicinati.
Non chiedo segni eclatanti, ma uno sguardo più limpido. Non promesse, ma direzione."

Porta una mano al cuore e chiediti in silenzio:

Qual è la verità che è pronta a mostrarsi ora?
Quale passo chiede onestà?
Quale direzione chiede ascolto?

Lascia emergere una parola, un’immagine, un sentire. Non forzare.
Quella è la tua stella per questo ciclo.

Sfiora l'acqua con il miele e bagna la fronte, il cuore è il ventre in segno di benedizione:

"Che ciò che è stato rivelato
sia custodito con dolcezza.
Che la luce ricevuta non separi, ma unisca.
Che ognuno cammini orientato,
e nessuno da solo.
La candela può spegnersi, ma la luce no."

Spegni la candela, con un soffio che è come un bacio, o lasciala consumare e dici:

"Brigit, Stella dell’Alveare,
resta nei miei gesti,
nelle mie scelte quotidiane,
nel modo in cui ci riconosciamo.
Il rito è compiuto.
La luce cresce."

🪔Benedizioni
🐝Alma Nimue
 

Brigit, Stella Guida


Nel tempo che segue il ritorno della Luce,
quando il Sole è ancora giovane e la terra ascolta più di quanto parli, l’Alveare veglia.

È allora che Brigit si manifesta.
Non sopra di noi, ma tra noi.
Non come un astro lontano,
ma come una Stella viva,
una fiamma visibile solo a chi sa sostare nel silenzio.

Brigit è la Stella dell’Alveare
perché non guida una sola persona, ma molte.
Non indica una via unica,
ma rende leggibile il sentiero a chi cammina insieme.

Brigit cammina tra cielo e terra.
Il suo corpo è luce filtrata da rami di betulla,
i suoi capelli ardono come stoppie sacre,
i suoi occhi riflettono le acque profonde
dove dimora la conoscenza antica.
Ella è Dea della rivelazione
perché sa quando il velo è pronto a cadere.
Non strappa: sussurra.

In questo tempo,
quando i segni chiedono occhi sinceri, 
Brigit apre lo spazio del riconoscere.
Non svela tutto,
svela il necessario.
Sotto la Sua Luce,
ogni voce trova misura,
ogni ferita trova parola,
ogni dono trova il tempo giusto per essere offerto.

Nell’Alveare,
Brigit insegna l’arte dell’ascolto:
ascoltare la terra sotto i piedi,
il respiro della vita e del cerchio sacro,
il silenzio che precede la parola vera.
Quando un segno appare,
non viene posseduto.
Viene condiviso.
Perché la rivelazione,
se resta a una sola persona, si spegne.

Nel giorno della manifestazione, 
ognuna/o riceve una scintilla diversa,
ma tutte ardono dello stesso fuoco.
C’è chi vede la direzione,
chi riconosce il tempo del riposo, 
chi comprende finalmente
cosa deve essere lasciato andare.
E Brigit resta al centro, come cuore che pulsa.
Stella che vive nel Focolare.
Fiamma che rende visibile il volto dell’Alveare.

Quando il giorno cresce
e il mondo chiede azione, la Stella si fa discreta.
Ma la luce resta
nelle mani, nelle scelte,
nel modo in cui ci riconosciamo.
Perché chi ha vegliato insieme sotto la Stella di Brigit non cammina più da sola/o.
Cammina orientata/o.
Cammina intrecciata/o.
Cammina come Alveare.

E così, ogni anno,
quando il mondo chiede di essere compreso,
Brigit torna a brillare
dentro il cuore di chi ha il coraggio di vedere.

🐝Alma Nimue